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Il Pentagramma Letterario (di Riccardo Paoli)

Pubblicato sulla Rivista Letteraria Progetto Babele N°8 del Dicembre 2003

 

Non può essere lasciato così,

un racconto non può essere lasciato libero all’interpretazione di chi legge,

come una barchetta senza guida in balia delle onde del mare.

 

Chi ha scritto delle righe,

con gioia, con sofferenza,

chi ci ha regalato le sue sensazioni, le sue emozioni,

chi ha sottolineato con il cuore una parola all’interno della frase,

chi scrivendo dolore ha pensato all’amore,

chi ha pensato una pausa per riflettere alla frase precedente,

non può lasciarmi libero di scegliere cosa fare del suo racconto.

 

Un musicista scrive tempi, pause, tonalità della musica che ha composto,

così l’autore mi deve dire qual’è il modo giusto di leggere quello che lui ha composto.

Io sceglierò di seguirlo o cambiarlo,

ma lui deve dirmi il modo giusto per leggere il suo brano,

traducendo le sensazioni di quei momenti.

 

Le parole, le frasi,

devono danzare sul pentagramma letterario,

devono diventare armonia di suoni e colori,

regalare forti emozioni.

 

Leggere, raccontare,

donare sensazioni,

saperlo fare,

è un dono bellissimo

e indicare il modo giusto di farlo

può essere altrettanto bello ed importante.

 

Nessun obbligo, solo l’indicazione,

un pentagramma letterario,

fatto dal sentimento dell’autore,

qualcosa di armonioso,

musica e parole,

ad ognuno poi interpretare la pietra plasmata dal cuore dello scultore.

 

Un pentagramma letterario,

sarebbe per un racconto

quello che è il profumo in una passeggiata nel bosco,

quello che è il suono dell’onda in riva al mare,

quello che sono i colori all’alba ed al tramonto.

 

La punteggiatura nello scrivere attuale non può rappresentare l’inflessione di voce su singole parole,

non può scandire i tempi della danza di parole che c’è in una frase.

Inventiamo un pentagramma letterario.

Cambieremo la lettura.

Cambieremo la scrittura.


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